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VINCIOCCOLATO E RICORDI  

   

Tra i suoi clienti Ada aveva avuto anche alcuni parenti del ministro dell’Istruzione Michele Coppino, colui che aveva portato l’istruzione elementare da tre a cinque anni. E poi magnati, industriali, imprenditori, politici, intellettuali. L’Alba che conta da lei c’era tutta. E non solo per la cioccolata, ma anche per l’eleganza e l’accoglienza del suo locale.

Vennero pure i sessantottini a bere da lei, il giorno in cui gli studenti e gli operai della Vestebene si unirono per cambiare il mondo in meglio. Erano delle fredde giornate di gennaio, lei lo ricordava bene, anche perché molti venivano a scaldarsi con un buon bicchiere di cioccolata calda.

 Tutti uniti nel rito della cioccolata: odore, sapore, visione.

Con la panna o senza. Mischiata a pezzi di cialde. Condita con le fragole e con palline di gelato. Vivacizzata dagli aromi più strani. Pura e densa. Semplice ed originale.

E poi, la cioccolata solida, quella fragrante e rotonda degli albesi e dei cuneesi, i cioccolatini per i quali anche Hemingway andava pazzo: al rhum, al moscato, al tartufo, al caffè, alla grappa, al barolo chinato, all’arancia. Racchiusa in carte sfiziose e colorate, accattivanti e divertenti, tutte diverse tra di loro. Ada aveva l’assortimento completo di cuneesi. Per la sua lunga esperienza di cioccolataia, aveva anche avuto l’onore di finire in una mostra fotografica allestita in città.